La mia storia

Alberto era un bambino di costituzione esile, timido e con una grande difficoltà a socializzare, il che lo rendeva facile bersaglio degli altri ragazzi del quartiere, ma nonostante la sua piccola
struttura, era dotato di una straordinaria intelligenza.

Aveva ereditato il senso del dovere e la caparbietà di suo padre, un capitano dell’esercito italiano; mentre la madre, un’infermiera di origine russa, gli aveva trasmesso l’amore per il prossimo e una grande passione per la medicina.

Quando Alberto aveva solo 5 anni, il padre morì durante una missione in Iraq, così la madre, non avendo nessun’altro in città, ottenne di fare i turni serali per portarlo con sé dopo la scuola, infrangendo le regole del Policlinico Universitario.

Agli occhi dei più, Alberto trascorse un’infanzia poco interessante, senza mai mettere il naso fuori dal Policlinico; ma non fu così per lui che, al contrario, si sentiva a proprio agio in quegli ambienti spaziosi e pieni di luce in cui le persone erano sempre di corsa e sembrava non si accorgessero di lui. Fu qui che Alberto incontrò i suoi due più grandi amici: Angelo e Andrea.

Angelo era il direttore della biblioteca, un giovane sorridente e paziente con tutti, sempre pronto a soddisfare le mille curiosità di Alberto; fu il primo che ne comprese la reale passione per la medicina e il grande potenziale umano. Andrea era un suo coetaneo che conobbe durante una delle incursioni tra le corsie, in attesa che la mamma ultimasse il turno di lavoro, prima di tornare a casa.

Andrea era affetto da una grave forma di polmonite a causa di un virus sconosciuto e, proprio come Alberto, era costretto a trascorrere molto tempo in quel Policlinico. Alberto andava a trovarlo tutte le sere e portava con sé i volumi che Angelo selezionava per loro. Insieme, studiavano com’è fatto il corpo umano, come funziona, che cosa può comprometterne il funzionamento; e insieme sognavano di diventare scienziati e salvare l’umanità.

Una sera, fantasticavano di come avrebbero scoperto la formula che avrebbe fatto guarire Andrea per sempre e li avrebbe resi invincibili. Mentre ridevano a squarcia gola però, Andrea ebbe una grave crisi respiratoria, gli infermieri accorsero al suono improvviso del polmone artificiale, lo intubarono e lo portarono via a gran velocità.

Fu l’ultima volta che Alberto vide Andrea e mentre lo guardava allontanarsi sul lettino lungo il
corridoio, gli fece una promessa: avrebbe trovato quella formula!

Angelo, che conosceva la sua grande forza di volontà, capì subito che Alberto non avrebbe mai rinunciato a quel sogno e non gli fece mancare il suo sostegno, durante tutti gli anni dell’Università.

Alberto si laureò Chimica Farmaceutica molto presto, col massimo dei voti, e non fu difficile
convincere il direttore del Policlinico ad assumerlo; infondo quella era casa sua.

Trascorreva giorni e notti in laboratorio, studiava senza sosta, scriveva lunghe formule di nutrienti
che trasformava in compresse e poi le sperimentava su sé stesso.

La sua passione e la sua caparbietà lo portarono a tentare ancora e ancora finché una notte, prese la compressa che aveva appena creato, poggiò la testa sul banco e si addormentò sfinito

Al mattino, si guardò allo specchio e con immensa meraviglia scoprì che il suo corpo si era trasformato: i suoi muscoli erano superpotenti e gli conferivano una forza sovrumana; il suo sguardo poteva penetrare nel corpo delle persone e guardarvi dentro come con un microscopio; e la sua mente correva veloce come un lampo, riuscendo a formulare in pochissimi secondi il giusto mix di nutrienti capace di neutralizzare qualunque tipo di minaccia. Alberto era diventato invincibile!

Da quel giorno tutti lo chiamano Generale Dif, il supereroe che, con spirito indomito, usa i suoi poteri e le sue abilità per proteggere tutti coloro che non possono proteggersi da soli.

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